Un inizio settimana diverso dal solito… Da una pausa caffè ecco che è nato il cineforum ABO!
… così, trasportati dall’entusiasmo, eccoci a mangiare di corsa per cominciare la prima proiezione durante la pausa pranzo. Il film proposto è… Si può fare (Film con Claudio Bisio, sulle cooperative sociali).
Ora, trasportati dallo spirito del film appena visto bisognerà votare la prossima proiezione, come una brava cooperativa… Le proposte sono:
Proposta 1 – L’arte del sogno
Genere: Commedia, Durata: 105 min., Anno: 2006, Regia: Michel Gondry
Dopo la morte del padre in Messico, Stéphane, un giovane creativo che confonde realtà e sogno, torna a Parigi su richiesta della madre. Ad attenderlo ci sono un impiego da illustratore in una piccola impresa di calendari promozionali e una bella vicina di casa, Stéphanie, che cuce per hobby giocattoli di pezza. Invaghitosi della fanciulla, Stéphane la corteggia in sogno e da sveglio costruisce per lei pupazzi meccanici o improbabili macchine del tempo. Ma in amore, sogno e realtà non coincidono quasi mai.
È ancora una volta il cervello il protagonista del cinema surreale di Michel Gondry. Il cervello che dimentica in Se mi lasci ti cancello, e quello che si abbandona al sonno nell’Arte del sogno. Viaggio nella memoria per Jim Carrey per rielaborare una relazione affettiva, e viaggio nel sogno per Gael García Bernal per vivere un sentimento amoroso non corrisposto nella veglia. Il motore del suo cinema è il cuore, la pulsione amorosa è invece il combustibile che produce confusione e confonde i piani, passato-presente, sogno-realtà, raddoppiando i livelli rappresentativi e quelli narrativi. Se il film precedente ipotizzava la cancellazione dei ricordi traducendo visivamente gli script creativi e spiazzanti di Kaufman, L’arte del sogno penetra l’immaginario onirico del protagonista, interpretando i sogni di Gondry, sceneggiatore di se stesso.
Il regista firma e gira dunque il suo film più personale e delicato, esprimendo tutto lo stupore e lo splendore (eterno) della sua mente “immacolata”. Sviluppando un’idea applicata sommariamente al video Everlong dei Foo Fighters, Gondry recupera l’elemento onirico lasciandolo libero di sconfinare nella realtà, interrotta da una scenografia artigianale e incantevole, erede dell’animazione praghese. Pupazzi meccanici, macchine del tempo che conducono a un passato lontano soltanto due secondi, trasmettitori del pensiero, sono stupefacenti marchingegni gondryani che interagiscono con gli attori creando l’illusione di un sogno di cellophane. L’inesperienza sentimentale del protagonista si materializza nel prezioso “dilettantismo” scenografico dentro al quale Gondry confronta i sessi, racconta l’amore inevaso, sostiene la bellezza di un’idea. Da sognare a occhi aperti. (fonte mymovies.it, voto 3,33 su 5)
Proposta 2 – E morì con un felafel in mano
Genere: Commedia, Durata: 107 min., Anno: 2001, Regia: Richard Lowenstein
Ispirandosi all’omonimo romanzo di John Birmingham, il regista australiano Richard Lowenstein costruisce una storia a dir poco strampalata. Con dialoghi il più delle volte farneticanti, in cui si mescola filosofia spicciola e anarchia verbale, Lowenstein racconta le ultime tre esperienze di coabitazione di Danny, aspirante scrittore e all’eterna ricerca di uno sconosciuto tassello mancante.
La vita caotica del protagonista prende avvio dalla 47a esperienza di convivenza con amici. In una Brisbane tropicale in cui si trascorre il tempo a discutere pigramente di argomenti totalmente privi di senso, lasciandosi vivere languidamente, Danny spera nella pubblicazione del suo romanzo pornografico, inviato a Penthouse per riuscire a pagare tutti gli affitti arretrati. Costretto a sfuggire alle minacce dei poco raccomandabili padroni di casa, Danny ripara a Melbourne. Nuovi inquilini in un appartamento caotico e fatiscente di una città in cui la pioggia costante esaspera l’atmosfera da incubo kafkiano, e dove la polizia ha la curiosa abitudine di sparare ed uccidere con straordinaria leggerezza.
Costretto a fuggire anche da Melbourne, Danny finisce a Sidney, individualista ed egoista capitale, surreale mélange di ambizione e bellezza, superficialità e corruzione.
Il viaggio di Danny non si limita al geografico spostamento, ma ad un intimo naufragio ed un successivo recupero di sé, passando, pur recalcitrante, attraverso un incubo di emozioni e inquietudini, per trovare infine la via della salvezza.
Interprete d’eccezione del personaggio di Danny è Noah Taylor, (Shine) moderno e sconcertante Buster Keaton che mescola con maestria tragedia melodrammatica a onesta sincerità. Il suo Danny è un cumulo di contraddizioni ma sempre credibile e a tratti esilarante. Gli ruotano attorno un consistente gruppo di attori, di scuola australiana (Emily Hamilton, Sam) o neozelandese (Ian Hughes, Iain) piuttosto che russa (Alex Menglet, Taylor). Prima fra tutti la francese Romane Bohringer, misteriosa ed intelligente Anya, dark lady che lascia poco spazio alle parola e di cui Danny sembra innamorarsi perdutamente: icona della straniera, seducente rappresentante di una terra esotica e lontana. (fonte: filmup.com)
Proposta 3 – Guida galattica per autostoppisti
Genere: Fantascienza, Durata: 110 min., Anno: 2005, Regia: Garth Jennings
Da un fortunato libro di Douglas Adams – primo di una serie – è tratta questa bizzarra space-comedy che già negli anni ’80 fu soggetto di una serie TV.
Arthur Dent si oppone come può alla demolizione della sua casa, causa futuro passaggio di strada statale, non sapendo che di lì a dodici minuti sarà l’intero pianeta Terra ad essere spazzato via dagli extraterrestri per far posto ad un’autostrada intergalattica. A salvarlo ci pensa il suo amico Ford, che Arthur credeva sì strano, ma non tanto quanto è in realtà. Ford è infatti un alieno (di un piccolo pianeta vicino a Betlegeuse) di professione autostoppista, che gira l’universo per scrivere contributi al libro più venduto del creato: la Guida Galattica per Autostoppisti. I due iniziano una serie di disavventure con i loro indispensabili e inseparabili asciugamano.
Il vero protagonista del film è la Guida, alter ego del suo creatore Douglas Adams, scomparso poco prima della fine delle riprese. Incredibile cornucopia di idee e bizzarrie, il libro illustra con dovuto sarcasmo e disincanto un Universo meraviglioso e multiforme, per quanto pieno di insidie – per mettere al riparo delle quali è posto in copertina a caratteri cubitali un avvertimento: NIENTE PANICO.
Non è forse una metafora casuale che aprendo un libro si abbia accesso a tutto l’immaginabile e l’inimmaginabile, e dunque la riduzione filmica della guida diventa un esercizio letterario, perché non può che trattarsi di “riduzione” in senso stretto. Molto è andato perso, certo, ma il film nel complesso è ben riuscito e diverte, e brillano su tutto le animazioni della Guida (da gustare fino al termine dei titoli di coda).
Peccato per la pagina della Guida dedicata alla Terra, anch’essa epurata dalla pellicola. Solo due parole: “fondamentalmente innocua”. (fonte: mymovies.it, voto: 3,18 su 5)
Sono Aperte le votazioni per il film di domani. (Se nessuno vota sceglierò io! ^^)