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Coincidenze

A volte le coincidenze mi folgorano.

Vi capita mai di pensare che le cose, quanto meno a livello macroscopico, capitino indipendentemente dalla nostra volontà? Avete mai la sensazione che la vita segua degli invisibili binari all’interno di un percorso predeterminato?

So che è triste pensare di non poter ‘cambiare’, di non avere scelta. Andando oltre però ho pensato:

Non credo che l’uomo sia limitato, ma piuttosto che lo siano i cambiamenti attuabili col passare del tempo. Che ruolo hanno però le coincidenze in tutto ciò?

Bhè, a me piace pensarle come delle curiose ‘guide’ che ci accompagnano verso qualcosa di ignoto.

Concludo con una frase tratta dal libro Demian, di Hermann Hesse:

Volevo solo cercare di vivere ciò che spontaneamente veniva da me.

Perché fu tanto difficile?

Cowboy BeBop

Oggi volevo farvi conoscere/ricordare una delle serie televisive anime che maggiormente mi ha appassionato.

Cowboy Bebop è la storia di un cacciatore di taglie del futuro, Spike Spiegel, un cowboy dello spazio, dei suoi compagni (Jet Black, Faye Valentine, Edward ed Ein il cane: un Welsh Corgi Pembroke), e dei loro viaggi attraverso il sistema solare. Sono cacciatori di taglie che lottano per sopravvivere in un mondo che è una combinazione di passato, presente e futuro. Un futuro molto remoto che ha però in sé uno spaccato della società attuale, mentre il passato invece è simile agli anni trenta. Tutti hanno un passato misterioso, segnato da amori travagliati e passioni difficili che anche a fine serie restano tali; ci sono navi spaziali e casinò interstellari fianco a fianco con personaggi dai sombrero calati sugli occhi e strade intersecate da vecchi semafori. Per ogni nuova caccia che intraprendono alla ricerca (quasi sempre senza successo) di un criminale e della sua taglia, vengono introdotti nuovi personaggi nella serie e i protagonisti esplorano nuovi paesaggi cosmici. (Trama tratta da Wikipedia)

Vi allego due foto che rendono lo stile di questo cartone.

Buona visione

Prima Clip – Tratta dalla quinta puntata – “Ballad of Fallen Angels

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Viscius: All’angelo corrotto cacciato dal paradiso non resta altro destino che farsi demonio, non sei forse d’accordo Spike?

Spike: Io vivo in un sogno dal quale non riesco a destarmi

Viscius: Ti risveglierò io

Spike: Non c’è fretta Viscius, infondo ci rivediamo dopo tanto

Viscius: Mi stai chiedendo di risparmiarti?

Spike: Non credo che una simile richiesta possa toccarti il cuore, anche davanti al suo creatore la bestia non conosce gratitudine

Viscius: Mao aveva perduto gli artigli, per questo è morto, non c’è posto per gli agnelli all’inferno, questo vale anche per te.

Seconda Clip – Tratta sempredalla quinta puntata – “Ballad of Fallen Angels

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Viscius: Sai una cosa? E’ un vero peccato che tu non possa vederti la faccia Spike

Spike: Perchè?

Viscius: Siamo uguali. Nelle nostre vene scorre lo stesso sangue, sangue che chiama altro sangue, la bestia perduta che è in noi ha sete.

Spike: Io l’ho versato tutto, quel sangue infetto

Viscius: Allora perchè sei ancora vivo!

Oramai mancano veramente pochi giorni alle ferie, e come ogni anno ci si ritrova sempre di corsa, stressati e con la testa piena di cose. Venerdì, mentre tornavo in ufficio, con la mente sempre presa a fare qualcosa, ho alzaato lo sguardo mi son messo ad osservare le poche nuvole che si stagliavano nel cielo… “da quanto tempo che non mi fermo un attimo, sempre di corsa”.

In quel momento, dopo un respiro profondo, vedendo quanto il cielo, di un blu stupendo, fosse semplicemente così grande e rassicurante mi sono sentito bene.

Siamo forse come nuvole in cerca del norstro cielo? … fluttuare liberi.

E tu, da quanto tempo non alzi gli per guardare il cielo? (perdonatemi perchè le foto non rendono)


Chiudo il post con una canzone: B. BL. BLU. II. Il brano fa parte del “concept album” 1999 dei Timoria, che tratta il tema del colore blu.  So che è un po banale come abbinamento, ma chi se ne frega!

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B. BL. BLU. II

Diego Galeri, Marco Lodola

I colori sono folli di energia , ma incapaci di profondità.

La profondità la troviamo nel blu se lo lasciamo agire in qualsiasi forma su di noi.

La vocazione del blu alla profondità è così forte,

che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più

intensa e intima.

Più il blu è profondo e più richiama l’idea di infinito,

suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale.

Più è chiaro , meno è eloquente ,

fino a giungere a una quiete silenziosa :

blu è il colore del cuore della rosa bianca.

Fulmini, a week after

Ciao a tutti,

era da tanto che non facevo qualche scatto, e venerdì scorso, visto il tempo che stava venendo su, ho ripreso in mano la mia povera macchinetta fotografica. I temporali hanno sempre il loro fascino, con quella loro ‘pienezza’ e quella capacità di farti sentire piccolo di fronte alla natura. Fortuna poi che è passato senza far danni… nemmeno una goccia (ha pensato bene di scaricarsi a Pellestrina… poveri… scoperchiando case…)

Comunque sia, mi son lanciato a ‘catturare’ qualche fulmine ed ecco i risultati:

Perdonatemi i colori, ho tenuto il bilanciamento del colore in automatico (solo sulla quinta foto ho cambiato l’impostazione per vedere cosa ne nasceva). Per chi è curioso e non sa cosa significhi ‘Bilanciamento del colore’, dia un’occhiata qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Bilanciamento_del_colore

Buon weekend a tutti.

-M-

CineABO – Terza puntata

Rieccoci per vedere come sta andando la proposta CineABO, oggi terza proiezione. Dopo varie proposte, tra chi proponeva un film demenziale, chi uno splatter, chi un film triste, e così via, siamo riusciti a trovare una soluzione che potesse accontentare tutti (o forse non scontentare troppo nessuno!)

Ah, dimenticavo: la seconda puntata, che ha visto proiettato “L’arte del Sogno”, non ha riscosso un grande successo… il gruppo di spettatori si è suddiviso in due fazioni. Chi l’ha definito una vaccata, chi invece un film con degli spunti interessanti e delle belle scenografie, soprattutto per la capacità di rendere l’idea dei sogni. Comunque sia il film direi che lo si potrebbe classificare in: “Sei in vena di sperimentazione? Hai due ore che non sai cosa vedere? Il film potrebbe darti qualche buono spunto, ma non sarà di certo il tuo film preferito!

Io darei un 5 su 10, se poi qualcun’altro lo vedrà, si faccia avanti ^^

Ma ritorniamo a noi, il titolo di oggi è, (rullo di tamburi)….: Whatever works – Basta che funzioni, l’ultimo film di Woody Allen. Per parcondicio ecco a voi la scheda.

Whatever Works – Baste che funzioni

Genere: Commedia, Durata: 92 min., Anno: 2009, Regia: Woody Allen

Boris Yelnikoff, un tempo fisico di fama mondiale ed ora uomo anziano che ha già fallito un tentato suicidio (in seguito al quale la moglie lo ha lasciato), è in lotta con il mondo. Non c’è nulla che consideri positivo e anche le lezioni di scacchi che impartisce a giovani allievi divengono un’occasione di scontro. Finché, un giorno, non incappa in Melody, una giovane miss di provincia che è fuggita nella Grande Mela e dorme in strada. Il burbero Boris cede alle sue richieste e acconsente ad ospitarla per una notte che si trasformerà in mesi sino a divenire un matrimonio. Ma non tutto potrà proseguire pacificamente perché Marietta, la frustrata madre di Melody, riesce a rintracciare la figlia. E non è per nulla contenta di quelle nozze…

Woody è tornato a Manhattan sospendendo il pur produttivo esilio europeo. Lo ha fatto ripescando una sceneggiatura pensata su misura per Zero Mostel e che quindi ha più di trenta anni, considerando che l’attore è morto nel 1977. Ovviamente è stata riveduta e corretta e non solo per adattarla alla personalità del comico Larry David protagonista della fortunata serie tv Larry David: Curb Your Enthusiasm. Perché vi si legge un Woody sempre più consapevole della propria età il quale (riaffrontando dopo ben 4 film le riflessioni sull’ebraismo, la psicoanalisi e la religione nonché i beneamati cantanti d’epoca) compie un ulteriore passo in avanti per quanto riguarda il proprio sguardo sul mondo. Anzi, è proprio dallo sguardo che gli viene restituito dallo spettatore, di cui Boris/Woody si dichiara perfettamente consapevole, che prende le mosse il film.

Mettendo da parte la falsa modestia che ha sempre fatto da velo tra lui e il suo essere un intellettuale a tutto campo, Allen ammette di essere un genio perché non ha una visione limitata della realtà. Lo fa in un film in cui la sceneggiatura è di una precisione millimetrica e nel quale, ancora una volta, le battute che vorresti mandare a memoria sono decine e decine. Ma sa anche inserire nei personaggi (ognuno dei quali porta con sé una parte, magari piccola, delle sue in/certezze) accenti di umanità su cui esercita una riflessione molto meno sarcastica che nel passato.

Intendiamoci: Woody non è diventato buonista e le dosi di cinismo che ci regala anche in questa occasione non sono certo poche. Però questa volta ogni personaggio è visto, anche quando descritto con ritrattini al vetriolo, nella sua debolezza e pertanto, in definitiva, compreso. Il che non significa giustificarne grettezze o chiusure ma prendere atto che né la teoria che vuole l’uomo originariamente buono e poi corrotto dalla società né il suo opposto sono valide in assoluto. L’uomo è un coacervo di pulsioni e sentimenti ma il Woody over 70, supera l’anedonia (cioè l’incapacità di provare piacere in generale) di un tempo per suggerirci, novello Lorenzo De’ Medici, che non è solo la giovinezza che si fugge tuttavia, è la vita stessa. È allora fondamentale catturare tutto il bene che può venircene. Unico principio da rispettare: non nuocere agli altri. Unica regola valida: guardarsi dentro per capire cosa per noi è davvero importante. Senza falsi moralismi e, in qualche caso, credendo anche in un dio gay (e arredatore) per sperare in un aldilà su misura. (fonte: mymovies.it, voto 3,51 su 5)

Buona Visione!

Concerto a Bassano

Oggi scriverò un post un po’ anomalo.

Sabato scorso sono stato a vedere un coro (Coro La Filanda, di Salzano) che cantava all’interno della Bassano in Canto. Vi cito, dal sito del coro di Basasno, un po’ di storia della manifestazione, vista la mia ben nota pigrizia di sintesi.

Nata nel 1998, con lo scopo di festeggiare con il canto i 1000 anni di vita di Bassano del Grappa, si basa su uno spunto “matematico”, cioè 1000 anni visti come il multiplo di 10: così si è organizzata una manifestazione che in 10 ore, con 10 cori, ciascuno dei quali impegnato in 10 brani del proprio repertorio, stesse a significare, simbolicamente i nostri 1000 anni.

Organizzare un simile appuntamento non si è rivelata cosa facile: prima di tutto per il periodo – fine luglio – notoriamente tempo di vacanza per la maggior parte dei cori e, inoltre, per questioni logistiche. Tutto si è però sempre risolto per il meglio, riuscendo anzi a coinvolgere l’intera città nella manifestazione. Ogni coro segue un percorso che, partendo dal celebre Ponte degli Alpini, passando per Piazzotto Monte Vecchio, le due piazze (Piazza Libertà e Piazza Garibaldi) e altri punti “strategici” – durante i quali si eseguono brani adeguati – porta poi o a Pieve di Santa Maria in Colle (Duomo di Bassano del Grappa), teatro delle esecuzioni dalle 14,30 alle 19 o alla vicinissima Corte dell’Ortazzo, all’interno del Castello degli Ezzelini dove, in uno splendido scenario, si continua lo spettacolo dalle 19 alle 0,30.

Come dicevo il post è anomalo perchè vuole dare spazio al primo concerto in cui cantava mia madre! Si, in effetti fa strano anche a me trovarmi a scrivere queste righe. Comunque sia il tutto nasce da un pensiero che ho fatto mentre assistevo all’evento.

Per un momento mi son ritrovato a pensare a quanto buffo fosse il fatto che in quella situazione il ruolo genitori – figli si fosse… invertito!

Mi spiego meglio: Quando siamo piccoli i nostri genitori sono sempre stati in prima fila a tutte le nostre rappresentazioni, da quelle dell’asilo, a seguire negli anni fino alle medie (magari per alcuni anche oltre, chissà)… ed ora mi trovavo li, in veste di spettatore, allo spettacolo di mia madre che cantava in un coro! Un pensiero decisamente curioso, non trovate?

Bhè, mi son permesso di ‘tirar giù’ un paio di brani, così potrete ‘saggiarli’ anche voi.

È l’Assiria una regina, tratto dal Nabucco – G. Verdi

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Il coro degli zingari, tratto da Il Trovatore – G. Verdi

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Ella in poter del barbaro, tratto da Attila – G. Verdi

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CineABO – Prima Puntata

Un inizio settimana diverso dal solito… Da una pausa caffè ecco che è nato il cineforum ABO!

… così, trasportati dall’entusiasmo, eccoci a mangiare di corsa per cominciare la prima proiezione durante la pausa pranzo. Il film proposto è… Si può fare (Film con Claudio Bisio, sulle cooperative sociali).

Ora, trasportati dallo spirito del film appena visto bisognerà votare la prossima proiezione, come una brava cooperativa… Le proposte sono:

Proposta 1 – L’arte del sogno

Genere: Commedia, Durata: 105 min., Anno: 2006, Regia: Michel Gondry

Dopo la morte del padre in Messico, Stéphane, un giovane creativo che confonde realtà e sogno, torna a Parigi su richiesta della madre. Ad attenderlo ci sono un impiego da illustratore in una piccola impresa di calendari promozionali e una bella vicina di casa, Stéphanie, che cuce per hobby giocattoli di pezza. Invaghitosi della fanciulla, Stéphane la corteggia in sogno e da sveglio costruisce per lei pupazzi meccanici o improbabili macchine del tempo. Ma in amore, sogno e realtà non coincidono quasi mai.

È ancora una volta il cervello il protagonista del cinema surreale di Michel Gondry. Il cervello che dimentica in Se mi lasci ti cancello, e quello che si abbandona al sonno nell’Arte del sogno. Viaggio nella memoria per Jim Carrey per rielaborare una relazione affettiva, e viaggio nel sogno per Gael García Bernal per vivere un sentimento amoroso non corrisposto nella veglia. Il motore del suo cinema è il cuore, la pulsione amorosa è invece il combustibile che produce confusione e confonde i piani, passato-presente, sogno-realtà, raddoppiando i livelli rappresentativi e quelli narrativi. Se il film precedente ipotizzava la cancellazione dei ricordi traducendo visivamente gli script creativi e spiazzanti di Kaufman, L’arte del sogno penetra l’immaginario onirico del protagonista, interpretando i sogni di Gondry, sceneggiatore di se stesso.

Il regista firma e gira dunque il suo film più personale e delicato, esprimendo tutto lo stupore e lo splendore (eterno) della sua mente “immacolata”. Sviluppando un’idea applicata sommariamente al video Everlong dei Foo Fighters, Gondry recupera l’elemento onirico lasciandolo libero di sconfinare nella realtà, interrotta da una scenografia artigianale e incantevole, erede dell’animazione praghese. Pupazzi meccanici, macchine del tempo che conducono a un passato lontano soltanto due secondi, trasmettitori del pensiero, sono stupefacenti marchingegni gondryani che interagiscono con gli attori creando l’illusione di un sogno di cellophane. L’inesperienza sentimentale del protagonista si materializza nel prezioso “dilettantismo” scenografico dentro al quale Gondry confronta i sessi, racconta l’amore inevaso, sostiene la bellezza di un’idea. Da sognare a occhi aperti. (fonte mymovies.it, voto 3,33 su 5)

Proposta 2 – E morì con un felafel in mano

Genere: Commedia, Durata: 107 min., Anno: 2001, Regia: Richard Lowenstein

Ispirandosi all’omonimo romanzo di John Birmingham, il regista australiano Richard Lowenstein costruisce una storia a dir poco strampalata. Con dialoghi il più delle volte farneticanti, in cui si mescola filosofia spicciola e anarchia verbale, Lowenstein racconta le ultime tre esperienze di coabitazione di Danny, aspirante scrittore e all’eterna ricerca di uno sconosciuto tassello mancante.

La vita caotica del protagonista prende avvio dalla 47a esperienza di convivenza con amici. In una Brisbane tropicale in cui si trascorre il tempo a discutere pigramente di argomenti totalmente privi di senso, lasciandosi vivere languidamente, Danny spera nella pubblicazione del suo romanzo pornografico, inviato a Penthouse per riuscire a pagare tutti gli affitti arretrati. Costretto a sfuggire alle minacce dei poco raccomandabili padroni di casa, Danny ripara a Melbourne. Nuovi inquilini in un appartamento caotico e fatiscente di una città in cui la pioggia costante esaspera l’atmosfera da incubo kafkiano, e dove la polizia ha la curiosa abitudine di sparare ed uccidere con straordinaria leggerezza.

Costretto a fuggire anche da Melbourne, Danny finisce a Sidney, individualista ed egoista capitale, surreale mélange di ambizione e bellezza, superficialità e corruzione.

Il viaggio di Danny non si limita al geografico spostamento, ma ad un intimo naufragio ed un successivo recupero di sé, passando, pur recalcitrante, attraverso un incubo di emozioni e inquietudini, per trovare infine la via della salvezza.

Interprete d’eccezione del personaggio di Danny è Noah Taylor, (Shine) moderno e sconcertante Buster Keaton che mescola con maestria tragedia melodrammatica a onesta sincerità. Il suo Danny è un cumulo di contraddizioni ma sempre credibile e a tratti esilarante. Gli ruotano attorno un consistente gruppo di attori, di scuola australiana (Emily Hamilton, Sam) o neozelandese (Ian Hughes, Iain) piuttosto che russa (Alex Menglet, Taylor). Prima fra tutti la francese Romane Bohringer, misteriosa ed intelligente Anya, dark lady che lascia poco spazio alle parola e di cui Danny sembra innamorarsi perdutamente: icona della straniera, seducente rappresentante di una terra esotica e lontana. (fonte: filmup.com)

Proposta 3 – Guida galattica per autostoppisti

Genere: Fantascienza, Durata: 110 min., Anno: 2005, Regia: Garth Jennings

Da un fortunato libro di Douglas Adams – primo di una serie – è tratta questa bizzarra space-comedy che già negli anni ’80 fu soggetto di una serie TV.

Arthur Dent si oppone come può alla demolizione della sua casa, causa futuro passaggio di strada statale, non sapendo che di lì a dodici minuti sarà l’intero pianeta Terra ad essere spazzato via dagli extraterrestri per far posto ad un’autostrada intergalattica. A salvarlo ci pensa il suo amico Ford, che Arthur credeva sì strano, ma non tanto quanto è in realtà. Ford è infatti un alieno (di un piccolo pianeta vicino a Betlegeuse) di professione autostoppista, che gira l’universo per scrivere contributi al libro più venduto del creato: la Guida Galattica per Autostoppisti. I due iniziano una serie di disavventure con i loro indispensabili e inseparabili asciugamano.

Il vero protagonista del film è la Guida, alter ego del suo creatore Douglas Adams, scomparso poco prima della fine delle riprese. Incredibile cornucopia di idee e bizzarrie, il libro illustra con dovuto sarcasmo e disincanto un Universo meraviglioso e multiforme, per quanto pieno di insidie – per mettere al riparo delle quali è posto in copertina a caratteri cubitali un avvertimento: NIENTE PANICO.

Non è forse una metafora casuale che aprendo un libro si abbia accesso a tutto l’immaginabile e l’inimmaginabile, e dunque la riduzione filmica della guida diventa un esercizio letterario, perché non può che trattarsi di “riduzione” in senso stretto. Molto è andato perso, certo, ma il film nel complesso è ben riuscito e diverte, e brillano su tutto le animazioni della Guida (da gustare fino al termine dei titoli di coda).

Peccato per la pagina della Guida dedicata alla Terra, anch’essa epurata dalla pellicola. Solo due parole: “fondamentalmente innocua”. (fonte: mymovies.it, voto: 3,18 su 5)

Sono Aperte le votazioni per il film di domani. (Se nessuno vota sceglierò io! ^^)

… da vicino nessuno è normale

Eccomi qui oggi per propore un film:

SI PUO’ FARE

Genere: Commedia, Durata: 111 min., Anno: 2008, Regia: Giulio Manfredonia

Personalmente seguo poco il cinema italiano, però questo film, credo sconosciuto a molti, mi particolarmente colpito. La storia vede come protagonista Claudio Bisio nei panni di un sindacalista che viene trasferito in una cooperativa (la Cooperativa 180) composta da pazienti provenienti dai manicomi dismessi.

Non voglio tediarvi con una lunga e dettagliata trama, preferisco piuttosto darvi una traccia di cosa mi ha trasmesso vedendolo: un film piacevole, a tratti drammatico, che tratta la tematica dei ‘problemi sociali’ derivati dall’integrazione delle persone considerate diverse (in questo caso i malati psichici, alla ricerca di uno spazio all’interno della società ‘normale’).

Il film dura poco meno di due ore (111 min.)

Vi lascio con una frase:

Quando perdiamo il diritto ad essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi.

(Charles Evans Hughes)

Rieccomi

Salve a tutti,

dopo tanta latitanza (per via della mia solita altalenanza nel fare le cose) rieccomi qua, intento a “ripopolare” il mio povero blog. Ho dovuto chiudere il precedente per un cambio di server, così mi son detto: perchè non ricominciare tutto da capo? In effetti sono un po’ autolesionesta, me che ci volete fare… magari viene fuori anche qualcosa di più carino, no?

Riapro così questo piccolo spazio con una canzone, scoperta per caso da un altro blog… una canzone dal sound semplice ed una voce da brivido. (un grazie al blog The Hole per avermi fatto conoscere, per caso, questo pezzo).

Fa sempre piacere scoprire cose nuove, assorbire da tutto ciò che ci circonda.

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Concludo questo post con una citazione da un film speciale:

Suppongo che a questo punto dovrò dirle cosa ho imparato. La conclusione, giusto? Beh, la mia conclusione è che l’odio è una palla al piede. La vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati, non ne vale la pena. Derek dice che bisogna sempre terminare una tesina con una citazione. Dice che c’è sempre qualcuno che ha detto la cosa nel migliore dei modi. Perciò se non riesci a fare di meglio ruba da lui e farai la tua figura. Ho scelto una citazione che penso le piaccia: “non siamo nemici, ma amici. Non dobbiamo essere nemici. Anche se la passione può averci fatto vacillare, non deve rompere i profondi legami del nostro affetto. Le corde mistiche della memoria risuoneranno quando verranno toccate. Come se a toccarle fossero i migliori angeli della nostra natura…”

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